La bellezza di Domizia, principessa italica, figlia del Re dei Sabini, era divenuta leggendaria.
Biondi capelli, ammalianti occhi azzurri, faccino da angelo, corpo sensuale.
Una bellezza terribile e deliziosa.
La giovane era richiesta in sposa da tutti i Re Italici.
La chiedeva Latino, Re dei Latini.
La chiedeva Urso, Re dei Sanniti.
La chiedeva Valente, Re dei Falisci.
La chiedeva Dago, Re dei Volsci.
E la chiedeva soprattutto Alburnio, Re degli Umbri.
Il più potente Re degli Italici.
Il Signore degli Italici.
Dalla sua rocca il giovane Re degli Umbri aveva inviato messi al Re dei Sabini, per concedergli finalmente la figlia.
Sabino, dopo una lunga riflessione e dopo aver ascoltato i consigli dei sacerdoti del suo popolo decise che la bella Domizia sarebbe andata in sposa ad Alburnio, il potente Re degli Umbri, cementando così una solida alleanza fra le due nobili stirpi.
Nella primavera di quell’anno Domizia fu quindi scortata da suo padre e dai più nobili guerrieri Sabini alle terre degli Umbri, presso l’antica rocca di Alburnia, città gloriosa e invitta, dalle alte e maestose mura di pietra.
Alcuni dicevano che erano stati gli Dèi agli inizi dei Tempi, a fondare Alburnia, altri dicevano che erano stati i Giganti, altri ancora dicevano che Re Italo, capostipite degli Italici, aveva posto personalmente le pietre di quella città invincibile, altri ancora narravano che il merito spettava ad Umbro, figlio di Italo, capostipite degli Umbri, o ad Alburnio il Vecchio, figlio di Umbro, capostipite della nobile schiatta degli Alburni.
La versione più accreditata era l’ultima, quella che vedeva Alburnio il Vecchio come fondatore dell’antica e gloriosa città, secondo il volere degli Dèi.
Alburnio il Giovane accolse il corteo dei Sabini nella sua nobile reggia, attorniato dai più grandi guerrieri del regno, dai sacerdoti e dalle principesse di quella stirpe fiera e indomita.
Il Re si ergeva su tutti, nobile e potente.
I lunghi capelli biondi gli cadevano sulla veste da guerriero, gli occhi verdi, profondi, scrutavano i nuovi arrivati, le mani appoggiate sulla sacra ascia bipenne.
L’ascia dei suoi Avi, l’ascia dei Re Umbri.
Sabino, Re della sua stirpe, si fece avanti, con fiero e nobile portamento, i lunghi capelli bianchi sciolti sulle regali vesti, e così parlò: -Nobile Alburnio, potente Re degli Umbri, Signore degli Italici, siamo finalmente giunti dalle nostre terre portandoti il dono che tanto attendevi. Eccoti la mia adorata figlia, Domizia, nobile principessa dei Sabini.
Ad un cenno del Re la folla dei Sabini si scostò per lasciare passare Domizia.
La principessa apparve in tutto il suo splendore.
Una ragazza di venti anni, bionda, bellissima, dalla pelle candida, dallo sguardo fiero ed ammaliante, vestita con una preziosa tunica azzurra e dei bei sandali di cuoio sui piedi nudi.
La sua bellezza colpì tutto il salone.
Un silenzio irreale cadde su esso.
Mai si era vista una simile creatura.
Una bellezza talmente adorabile e sconvolgente.
Domizia era un vero dono degli Dèi.
La principessa sabina si inchinò e disse –Mio nobile Re.
Alburnio sorrise, estasiato da tanta grazia, e chinò la testa ammirato, -Mia nobile principessa.
Poi scese dal suo trono e accolse il vecchio e nobile Sabino fra le sue braccia, con un fiero ed affettuoso abbraccio.
Il destino dei fieri Re Italici si decise quel giorno.
Nessuno si immaginava cosa avrebbe comportato quel matrimonio.
Nessuno si immaginava quanto fatale fosse la scelta del Re dei Sabini.

 

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