Le nozze rosse dei Baglioni

(Valley Life, n° 5, 2004)




Il 28 giugno del 1500 si celebrarono a Perugia le nozze fra Astorre Baglioni e Lavinia Orsini Colonna.
L’evento richiamò l’attenzione di tutta la nobiltà italiana.
I Baglioni, infatti, erano i Signori di Perugia.
Belli e terribili.
Una stirpe di nobili guerrieri e di facitori di storia.
Le nozze di Astorre si svolsero con il più grande sfarzo, per mostrare a tutti la potenza di questa schiatta nobile e feroce.
“I cronisti dovettero consumare molti fogli di pergamena per descrivere gli sponsali”, scrive il Gurrieri nella sua Storia di Perugia, “avvenuti con la più alta magnificenza, gli archi di trionfo, i cortei, le munificenze, i doni inviati dagli stati, i broccati, gli ori e le gemme” (1).
Il pranzo nuziale si dovette tenere nella Piazza principale di Perugia, per l’altissimo numero di invitati, mentre Simonetto Baglioni, un altro membro della nobile stirpe, “sopra un carro pieno di confetti li gettava ai popolani” (2).
Questo stupendo affresco di gioia e di bellezza doveva però presto finire.
“A ben altri sponsali, che furono chiamate le nozze rosse dovevano partecipare i Baglioni soltanto diciotto giorni dopo” (3) scrive ancora il Gurrieri.
Le preparava un altro membro della famiglia Baglioni, Carlo di Oddo, detto il Barciglia, “d’animo fiero e risoluto, cupido di gloria, invidioso della potenza dei parenti” (4).
Facendo leva su alcuni vecchi rancori e sulla gelosia, Carlo riuscì in poco tempo ad organizzare una congiura all’interno della nobile Casa Baglioni.
Parenti contro parenti.
Trascinò con sé nel complotto, Grifonetto Baglioni, nipote di Braccio I Baglioni, “di bellezza un altro Ganimede e quasi più ricco che alcun altro” (5), il Varano, Girolamo degli Arcipreti, Berardo della Cornia, Filippo Baglioni e altri ancora.
La notte fatale del 15 luglio assaltarono le abitazioni dei Baglioni e trucidarono i Signori di Perugia in un atmosfera tetra e sanguinosa, da tragedia greca.
“La congiura dei Pazzi e la strage di Senigallia impallidiscono davanti alle nozze rosse dei Baglioni” (6) scrive il Gurrieri.
Cadono sotto i colpi feroci dei congiurati Astorre Baglioni, alla presenza della giovane sposa, Simonetto Baglioni, Gismondo Baglioni e Guido Baglioni, il patriarca della famiglia.
Le cronache raccontano che Filippo Baglioni, dopo aver ucciso Astorre, gli cavò il cuore e lo morse, in un gesto di inaudita ferocia.
Poi i cadaveri degli uccisi furono gettati dalle finestre e lasciati a sanguinare per le strade.
Non tutti i Signori di Perugia furono però sterminati.
Alcuni scamparono miracolosamente alla strage, come Gian Paolo Baglioni, Gentile Baglioni, Rodolfo Baglioni e Adriano Baglioni.
Presto si riorganizzarono e si prepararono a riprendersi la città.
L’orribile strage, infatti, aveva inorridito il popolo e i magistrati di Perugia.
I congiurati tentarono di presentarsi come liberatori della tirannide, ma ben presto, davanti all’arrivo delle milizie dei Baglioni sopravvissuti, dovettero darsi alla fuga.
Carlo il Barciglia e Girolamo degli Arcipreti riuscirono a fuggire in tempo.
Grifonetto Baglioni, invece, fu raggiunto dai soldati di Gian Paolo e trucidato.
E su quel corpo presto si gettarono straziate dal dolore Atalanta e Zenobia Baglioni, piangendo colui che aveva colpito così duramente la loro stirpe.
Come scrive Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray: “Grifonetto Baglioni col suo giustacuore trapunto, il berretto gemmato e i ricci in forma di acanto, che uccise Astorre con la sposa e Simonetto col suo paggio, e che era di una tale bellezza che quando giacque morente nella piazza gialla di Perugia coloro che l’avevano odiato non potevano trattenere le lacrime e Atalanta, che l’aveva maledetto, lo benedisse” (7).


NOTE

(1) O. Gurrieri, Storia di Perugia, Simonelli Editore, Perugia 1982, p. 153
(2) Ibid.
(3) Ibid.
(4) Ibid.
(5) Ibid.
(6) Ibid., p. 154
(7) O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Newton Compton, Roma 1993, p. 172 s.
 

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